Ilaria Capalbo Ilaria Capalbo

Album review: Kevin Johnson, No Treble (USA)

Source: No Treble

“Bassist and composer Ilaria Capalbo has released her stunning debut album, Karthago, which blends the jazz tradition with contemporary improvisation. The eight original pieces are inspired by the city of Karthago, which was ruled by a legendary queen but “doomed by its proximity to Rome.”

“It’s a musical tale of resilience, courage, and vulnerability; part ancient history, part myth,” a press release explains.

Capalbo’s writing is lush, with arrangements that span the spectrum between an intimate duo on “Mare Nostrum” and chamber orchestra sounds that evolve into chaos on the title track. Her rich bass tone, delicate touch, and thoughtful melodicism tie it all together into a cohesive sound.”

— Kevin Johnson, No Treble

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Ilaria Capalbo Ilaria Capalbo

Album review: Emmanuel Di Tommaso, All About Jazz Italia (ITA)

Source: All About Jazz Italia

“Nell'epoca dell'accelerazione permanente in cui ogni idea deve essere smart e leggera affinché possa cogliere in pochi secondi la fragile attenzione di un pubblico stordito da infinite ondate di suoni, di immagini e di notizie, soltanto gli artisti dotati di una propria voce autentica possono avere il coraggio di dare vita a opere concettuali che richiedono (e meritano) tempo e attenzione, e che sono fondate sul desiderio di condividere emozioni e significati profondi.

È sicuramente un'opera di questo genere Karthago di Ilaria Capalbo, un album che rappresenta —attraverso otto composizioni originali permeate da una dinamica fusione tra sonorità del jazz classico con elementi di improvvisazione contemporanea—la fondazione, l'ascesa e il declino dell'antica città di Cartagine.

Così come Cartagine nella storia e nella mitologia a un certo punto ha smesso di essere una città per diventare un simbolo di resistenza, coraggio e fragilità al cospetto di Roma, città eterna e capitale del più grande Impero mai costruito dall'umanità, allo stesso modo la musica di Ilaria Capalbo e dei sei virtuosi musicisti che l'accompagnano in questo viaggio fuori dal tempo e dallo spazio sprigiona una luminosità trascendentale e un'energia che restituiscono il senso di una rinascita.

Ilaria Capalbo riesce a restare sempre al centro di quest'opera, dirigendo la band con altruismo e coraggio, oltre che con talento smisurato. Basti pensare a come riesce a scomparire all'interno dei brani (nella opening track "Belóved" per esempio, laddove il contrabbasso fa la sua comparsa solo dopo un minuto e mezzo, al termine dell'iniziale esplosione orchestrale) pur rimanendo sempre presente nel dettare la direzione e i tempi alle varie componenti.

Dal punto di vista strettamente musicale, il disco è davvero stratificato; la ricerca armonica è perturbata da uno scontrarsi naturale fra il classico e il postmoderno, che genera un caos calmo di meditazioni agitate, temi brillanti, rotture tonali, tempi acrobatici, smottamenti.

Si passa dalle stasi metafisiche tipiche del jazz sperimentale nord europeo e scandinavo in particolare (l'apocalittica "Mare Nostrum" per dirne una, in cui la band, attraverso la tensione ieratica di fiati e di percussioni, mette in scena l'incombere di una tempesta o di un plotone di battaglia) alle perturbazioni improvvisate ai limiti del rumorismo (la radioheadiana "Part I: Ab Radice"); e ancora c'è spazio per il classicismo da camera sognante della fiabesca "Scintilla," che come colonna sonora di un film di Matteo Garrone ci starebbe benissimo, e per sonorità di stampo più classic jazz ma comunque contaminate da percussioni e corde suadenti dal sapore mediterraneo in pieno stile Avishai Cohen.

Cartagine infine cadde. La sua Regina e fondatrice Didone morì suicida per amore. Eppure questo mito di resistenza continua a perpetuarsi nella memoria, anche attraverso l'arte e la musica, come dimostra questa importante opera prima di Ilaria Capalbo come band leader.”

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Ilaria Capalbo Ilaria Capalbo

Album review: Chris May (The Guardian) for All About Jazz

Source: All About Jazz

“Bassist and composer Ilaria Capalbo was born and brought up in Italy but spends much of her time in Sweden, where she recorded Karthago and assembled the band which performs on it. It is always a joy to encounter for the first time a musician who sounds so fresh and original and whose music is such a delight. Ciao, Capalbo.

Karthago was inspired by the ancient city of Carthage, which during the age of the Roman Empire lay on the North African coast, south west of the toe of Italy, in what is now Tunisia. The city is said to have been founded, unusually, by a woman, Queen Alyssa aka Dido. For over a century, Carthage was intermittently at war with Rome, whose army destroyed it in 146 BC.

Enough history. Karthago is in effect a suite, composed and arranged by Capalbo for a quintet, which is expanded on the opening track only to a septet. The music is elegiac and sometimes poignant, but never mournful and always lyrical and intensely, shimmeringly beautiful. There are occasional solos but they are brief—the emphasis throughout is on group playing, which moves seamlessly back and forth between arranged and improvised sections, both of which feature high degrees of counterpoint and collective interaction.

On the evidence of this album, Capalbo is not only a terrific bassist and composer, she also knows how to put together a well matched group of musicians: all here listen to each other with as much care and attention as they bring to performing their individual roles. Alto saxophonist and clarinetist Thomas Backman, tenor and baritone saxophonist Fredrik Nordstrom, guitarist Andreas Hourdakis and drummer Fredrik Rundqvist are together and separately key to the success of the music. Karthago is a perfect album with which to begin a New Year. It bolsters one's faith in the future of jazz.”

—Chris May

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